La così detta cellulite e le adiposità localizzate: Open Day & Conference

La così detta cellulite e le adiposità localizzate: Open Day & Conference
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Creazione: 14 gen 2019 · Aggiornamento: 14 gen 2019

Che cos’è la “cellulite”?

Ebbene, nonostante il termine “cellulite” coniato in Francia agli inizi del ‘900 sia del tutto improprio da un punto di vista istopatologico per definire la condizione in oggetto, è stato definitivamente accettato dalla gente ed anche da diversi medici vista la sua diffusione universale tanto da comparire anche in testi scientifici in lingua inglese come  “cellulitis”.

In genere col termine “cellulite” viene identificata una particolare condizione morfologica, spesso ritenuta antiestetica che costituisce il cruccio di numerose donne le quali presentano accumuli volumetrici della regione trocanterica e sottotrocanterica con particolari cosce a “cavallerizza” e pelle con numerosi avvallamenti (cute a “buccia d’arancia”, cute a “trapunta”).

In realtà dobbiamo distinguere bene quattro differenti quadri clinici che possono essere responsabili dell’aspetto suddetto, ma che devono essere debitamente divisi:

1° Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide

2° Ipotonia muscolare ed in particolare dei muscoli glutei

3° Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica (P.E.F.S.)

4° Eccesso di Adiposità Localizzata (A.L.).

Quindi nella visita di Medicina Estetica, quando alla nostra osservazione arrivano pazienti che lamentano gli antiestetici “cuscinetti”, dobbiamo giungere ad una corretta diagnosi differenziale che, avendo distinto i suddetti quadri clinici, dia poi le giuste indicazioni terapeutiche.

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1° Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide

L’Habitus, ossia la conformazione, la costituzione morfologica umana, può essere classificato in androide, tipico dell’uomo e che vede una distribuzione del tessuto adiposo prevalentemente a carico della metà superiore del corpo, ed in ginoide, tipico della donna e che vede una distribuzione del tessuto adiposo prevalentemente a carico della metà inferiore del corpo accanto ad una accentuazione della struttura ossea del bacino rispetto alle spalle.

È bene ricordare che le diverse valutazioni strutturali prendono in esame la distribuzione del tessuto adiposo perchè è proprio della morfologia scheletrica di tipo ginoide un accumulo di grasso nella regione trocanterica anche in donne molto magre che hanno quindi un ridottissimo pannicolo adiposo sottocutaneo.

Queste differenze possono essere influenzate oltre che da fattori genetici ed ormonali - il tessuto adiposo della regione trocanterica è specificatamente regolato dagli ormoni sessuali femminili - anche da condizioni climatiche, etniche e geografiche (silhouette anglosassone/silhouette mediterranea).

Tuttavia non esiste un Habitus migliore di un altro. Ogni struttura corporea, infatti,  ha di per sé caratteristiche potenzialmente favorevoli o sfavorevoli per ciò ciascun individuo dovrebbe cercare di mantenere un equilibrio psicofisico che tenda ad avvicinarsi a ciò che di meglio può ottenere che è poi anche il compito principale della Medicina Estetica.

Così, qualora il quadro clinico presenti una accentuazione eccessiva dell’Habitus Ginoide dove un diametro bitrocanterico risulta molto superiore al diametro biomerale, non è necessaria alcuna terapia ma, accanto ad un corretto inquadramento delle abitudini di vita, sarà importante un’attività fisica specifica per i muscoli della parte superiore del corpo ed in particolare per quelli delle spalle e delle braccia che favorisca l’aumento di volume di queste zone riarmonizzando così una disarmonia manifesta.

2° Ipotonia muscolare dei muscoli glutei

In questo caso possiamo avere un quadro che mette in evidenza i cosiddetti “cuscinetti” senza che vi sia alcuna alterazione a carico dei tessuti della zona trocanterica; sarà causato da una “caduta” per gravità del tessuto adiposo dovuta ad una mancanza di sostegno da parte dei muscoli glutei.

L’intervento terapeutico dovrà essere impostato a ripristinare il mancato “sostegno”, tonificando i muscoli glutei, procedendo dapprima ad ottenere un trofismo e successivamente una ipertrofia tale da costituire un’ impalcatura di sostegno.

Questo è possibile mettendo in atto un corretto programma di attività fisica mirata, con un’alimentazione adeguata (che apporti un giusto quantitativo di proteine), affiancata, se necessario, da specifiche integrazioni, ma soprattutto attraverso l’elettrostimolazione muscolare che preveda uno specifico protocollo di lavoro per ottenere il trofismo prima e l’ipertrofia poi.

3° P.E.F.S. Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica

È questo il quadro caratteristico responsabile della classica pelle a “buccia d’arancia”, quello che molti, impropriamente, definiscono “Cellulite” o “Cellulite vera”. La definizione di P.E.F.S. è stata coniata da S.B. Curri dopo un lungo e attento studio ultrastrutturale del tessuto sottocutaneo (modificazioni del microcircolo e del tessuto connettivo). Lo stesso Curri più volte ribadiva come il termine di “Cellulite” fosse proprio da cancellare perché sbagliato e fuorviante nel definire questa isto-angio-patia dove il primum movens è rappresentato da alterazioni del microcircolo che finiscono per produrre danni a catena anche a livello del tessuto adiposo. In realtà recenti studi con risonanza magnetica, mettono in evidenza come il tessuto adiposo interessato da tale affezione subisca delle profonde modificazioni forse addirittura contemporaneamente al danno vascolare, il che mi suggerisce di proporre un termine forse ancora più indicato: Adipocitosi.

P.E.F.S. fattori predisponenti:

-Razza occidentale

-Ereditarietà

-Scarsa componente muscolare

P.E.F.S. fattori scatenanti:

-Difetti posturali e difetti dell’appoggio plantare

-Prolungata stazione eretta

-Dieta ipoproteica, ipovitaminica, ipercalorica e povera di fibre

-Impiego di vasodilatatori periferici, calcioantagonisti, anticoncezionali

-Vita sedentaria

-Gravidanza

Cattive abitudini:

-gambe vicino a fonti di calore

-gambe flesse per diverse ore

-uso di calzature e di abbigliamento non idonei

-bagni in vasca con acqua a più di 30°

-prolungate esposizioni al sole a gambe coperte

Sulla base degli studi di Curri è stato possibile distinguere 4 stadi evolutivi della P.E.F.S. ed in particolare:

1° stadio = edema

2° stadio = sclerosi

3° stadio = fibrosi e fibrosclerosi con micronoduli

4° stadio = epatizzazione e sovvertimento strutturale con macronoduli.

Oltre ad un attento esame obiettivo è possibile distinguere i quattro stadi dapprima con un’indagine utile come screening di base, ma alquanto imprecisa (termografia da contatto) e poi con ecografia dei tessuti molli attraverso la quale distinguere i diversi aspetti del sottocutaneo. Utile e preciso invece risulta un’analisi con videocapillaroscopia per mettere in evidenza gli aspetti del microcircolo.

Potremmo lavorare meglio quando gli stadi non saranno troppo avanzati (I e II stadio), utilizzando terapie che tendano a migliorare gli scambi microcircolatori e a ridurre l’edema come ad esempio Mesoterapia flebotonica, antiedemigena e soprattutto la Carbossiterapia.

Diversamente (III e IV stadio) il nostro intervento sarà impostato a migliorare un quadro clinico che è ormai in parte irreversibile.

Importantissimo supporto alle terapie mediche risulta il Drenaggio Linfatico Manuale (sec. Vodder o Ledùc) ed in particolare quello che veda l’utilizzo di estratto di meliloto (ricco in cumarina) disciolto in crema base o olio essenziale di cipresso (diluito 1/100 in olio di vinacciolo) per la sua notevole azione sul microcircolo  nonché presidi termali.

4°  Eccesso di Adiposità Localizzata

Alcune zone del nostro corpo anatomicamente sono più facilmente prede di accumuli adiposi. Sappiamo che nell’Habitus Ginoide le zone deputate ad ospitare maggiori quantità di grasso sono quella addominale, quella trocanterica ed anche quella del terzo inferiore mediale di coscia subito sopra il ginocchio.

Anche qui con un’attenta ecografia dei tessuti molli saremo in grado di “vedere” se si tratta realmente di un accumulo adiposo oppure di P.E.F.S. e di che entità sarà lo spessore del grasso presente. A seconda delle dimensioni di tale spessore potremo decidere se ricorrere direttamente a terapie chirurgiche (ad esempio Liposuzione) oppure mediche.

La terapia medica potrà essere impostata a ridurre il tessuto adiposo con metodiche di tipo lipolitico (riduzione volumetrica dell’adipocita) come ad esempio la Emulsiolipolisi o metodiche di tipo lipoclasico (rottura dell’adipocita) come ad esempio la cavitazione medica. Spesso metodiche lipolitiche e lipoclasiche possono essere associate (Emu-cav)

Va da se che in ogni caso la valutazione iniziale fatta durante la visita comporterà comunque una corretta indicazione alimentare indipendentemente dal fatto che ci si trovi di fronte a soggetti in sovrappeso o in normopeso.

Chiaramente soggetti in terapia dimagrante potranno presentare una riduzione del tessuto adiposo localizzato più marcata se sottoposti contemporaneamente ad alcune tra le metodiche sopramenzionate (ad esempio Carbossiterapia) che, aumentando la quota di ossigeno disponibile, renderanno facilitati i processi di beta-ossidazione.

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