Diamo un taglio alle ali di pipistrello

Diamo un taglio alle ali di pipistrello
Chirurgo specializzato in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, si occupa anche di chirurgia post-bariatrica e di chirurgia oncologica della testa e del collo.
Creazione: 7 nov 2017 · Aggiornamento: 6 feb 2019

Tra le problematiche delle braccia che più spesso si propongono al chirurgo plastico e al medico estetico, troviamo senza dubbio il rilassamento eccessivo della cute e la perdita di tonicità, quasi sempre conseguenti a un dimagrimento importante e prolungato nel tempo (almeno 6 mesi). Nei casi più estremi, si viene a determinare una condizione molto peculiare, per cui i tessuti appaiono talmente ptosici e rilassati da meritarsi il poco lusinghiero appellativo di "braccia ad ali di pipistrello".

Ancor più che in altri distretti in cui si deve intervenire, è fondamentale per il medico valutare attentamente ciascun caso, identificando il reale problema così da poter suggerire le soluzioni terapeutiche più idonee. Durante la prima visita il chirurgo esaminerà attentamente le alterazioni estetiche e funzionali delle braccia, la qualità della cute, l'eccesso cutaneo orizzontale e verticale e il grado di lassità cutanea. La premessa fondamentale è comunque suggerire sempre una corretta attività fisica mirata al rimodellamento delle braccia; esistono infatti numerosi esercizi in grado di ridare tono e forma alle braccia. Quando però l'attività fisica non riesce a dare i risultati sperati, il medico estetico e il chirurgo plastico possono intervenire, ottenendo risultati notevoli: risultati che vanno però sempre mantenuti nel tempo con una regolare pratica di attività fisica. In passato sono stati proposti per le braccia numerosi trattamenti rivelatisi purtroppo di scarsa efficacia; oggi la tendenza è quella di privilegiare soluzioni in grado di tonificare i tessuti senza arrecare danni o limitare le attività quotidiane del paziente.

Dall'anidride carbonica ai fili di trazione

Il trattamento considerato senza dubbio ottimale per il rimodellamento delle braccia è la carbossiterapia: la CO2 infiltrata nei tessuti sottocutanei (derma) promuove una benefica vasodilatazione (il sangue nei capillari scorre nuovamente e più velocemente) e ripristina così un corretto flusso di sangue nelle aree asfittiche, aiutando l'attività dei fibroblasti (le cellule tipiche del tessuto connettivo del derma) che producono le fibre elastiche e del collagene, responsabili della tensione e della compattezza dei tessuti il cui rilassamento viene in tal modo gradualmente corretto. La carbossiterapia trova una sempre più vasta applicazione in medicina estetica, specificamente al rilassamento cutaneo delle braccia si consigliano di solito cicli di 8-10 sedute, una alla settimana, potendo già apprezzare i primi risultati dopo poche sedute.

Una interessante novità in questo campo è rappresentata dalla possibilità di lavorare con i fili di biostimolazione o di trazione. Pur trattandosi di due metodiche differenti, l'una non esclude l'altra; la biostimolazione si esegue con fili in PDO (PoliDiOssanone), un materiale riassorbibile capace di esercitare un'azione di miglioramento della texture cutanea, di spessore compreso all'incirca tra 0,05 e 0,20 mm, con dei piccoli coni di ancoraggio nei tessuti. I fili in PDO vengono di solito posizionati con aghi molto sottili (come quelli da insulina o poco più spessi) in modo da creare un "reticolo" di sostegno, se ne impiantano perciò in numero necessariamente elevato. Il PDO è un materiale completamente riassorbibile: mentre si riassorbe, stimola i fenomeni la produzione di collagene da parte dei fibroblasti, le principali cellule del derma. A seconda del grado di rilassamento cutaneo, il chirurgo può creare il pattern (modello) più adatto per consolidare i tessuti, incrociando i fili in reticoli più o meno complessi. I fili in PDO possono essere inseriti senza alcun tipo di anestesia e i tempi di riassorbimento sono di circa 6-7 mesi, durante i quali il risultato ottenuto migliora visibilmente. Un tipo completamente differente di fili sono quelli in acido polilattico (anche di questa sostanza abbiamo parlato diffusamente nel numero scorso), utilizzati con successo sul viso ma che da qualche tempo sono sempre più applicati anche sul corpo e in particolare sulle braccia. Grazie alla presenza lungo il filo di una serie di coni bidirezionali, si riesce ad esercitare una notevole trazione sui tessuti, correggendo con la massima efficacia ptosi e rilassamenti. Inoltre, essendo composti interamente in acido polilattico, questi fili di trazione hanno una spiccatissima attività ristrutturante. Mentre sul viso è spesso sufficiente un solo filo per lato o al massimo due, sulle braccia sono necessarie più coppie di fili, disposti a rombo, al cui interno poi si possono inserire altri fili in PDO. Si tratta quindi di una metodica più avanzata, che deve essere eventualmente proposta e realizzata da medici particolarmente esperti, in grado di valutare con esattezza il grado di tensione a cui sottoporre i tessuti senza alcun rischio o complicanza.

Quando il bisturi è l'ultima spiaggia

In molti casi è impossibile poter garantire con carbossiterapia o con i fili di trazione un risultato accettabile per chi desidera esporre le braccia senza disagio: le uniche speranze sono allora riposte in una soluzione chirurgica. Non esistono limiti di età per sottoporsi a questo tipo di intervento, ma vanno eseguiti nella maniera corretta e soprattutto con la consapevolezza di ciò che si sta facendo. L'approccio chirurgico agli inestetismi delle braccia è stato sempre estremamente attento e proposto dai medici con particolare attenzione, dal momento che abbiamo ben poche possibilità e soprattutto ognuna gravata da rischi o aspetti negativi dei quali bisogna assolutamente tenere conto. Non si tratta assolutamente di interventi pericolosi o rischiosi in assoluto, purché i protocolli terapeutici siano proposti da chirurghi esperti e solo dopo una attenta visita e valutazione clinica della paziente.

La soluzione chirurgica di un lifting delle braccia permette di eliminare tutto il tessuto in eccesso, al prezzo di una cicatrice longitudinale, che si estende dal terzo medio del braccio al cavo ascellare. La cicatrice viene di solito posizionata all'interno del braccio, in modo da renderla il meno visibile possibile. Il risultato è che le pazienti possono finalmente avere un rapporto migliore con il proprio corpo, riacquistando serenità e sicurezza. Un intervento simile permette infatti di rimodellare le braccia tutelando le strutture vascolo-nervose, lavorando a vista e quindi senza il rischio di ledere inavvertitamente nervi o vasi. L'intervento si esegue di solito in anestesia locale con sedazione, spesso in regime di day hospital e al termine la paziente dovrà solamente indossare una medicazione contenitiva per 10-15 giorni, o meglio ancora un corpetto post-chirurgico specifico, che le permetterà comunque di vestirsi normalmente, così da riprendere il più rapidamente possibile le normali attività quotidiane.

Le braccia sono tra i distretti anatomici più complessi da trattare, nonostante le numerose proposte per correggere i vari inestetismi spesso non si riescono a ottenere risultati veramente apprezzabili. Questo problema si presenta soprattutto nelle donne magre, che per il dimagrimento hanno perso volume sulle braccia senza una contemporanea ripresa della tonicità dei tessuti.

Cinque esercizi per tonificare e rassodare le braccia

Dal punto di vista strettamente estetico, la forma del braccio è data dal muscolo tricipite e quindi andranno privilegiati gli esercizi che potenziano questo gruppo muscolare. Se avete tempo e passione per praticare uno sport, il tennis e il nuoto sono sicuramente i più indicati. Altrimenti, niente paura: è senz'altro possibile effettuare gli esercizi adatti stando comodamente a casa, l'importante è praticarli con costanza, tutti i giorni, dedicandovi almeno 10-15 minuti al giorno cominciando con 3 serie da 10 di ogni esercizio e aumentando gradualmente di settimana in settimana. I primi due esercizi che vi suggeriamo richiedono l'impiego di uno-due pesetti da 1-2 kg, o in alternativa altrettante bottiglie pet d'acqua minerale da 1,5 litri, di quelle che si possono impugnare comodamente grazie alla strozzatura al centro.

  1. Esercizio. Posizionatevi di lato a una sedia o a un tavolino basso e appoggiatevi sopra un ginocchio e una mano, tenete l'altra gamba tesa, mentre il braccio ad essa corrispondente va tenuto anch'esso teso formando un angolo di 90° con il fianco, il tutto impugnando il pesetto da 1,5 kg e portando indietro il braccio facendo attenzione a non muovere la spalla, mantenendola sempre parallela al pavimento. Ripetete lo stesso esercizio dall'altro lato.
  2. Esercizio. In piedi a gambe unite, un braccio steso lungo un fianco e l'altro sollevato in alto impugnando il pesetto, portate il braccio sollevato lentamente dietro la testa, mantenendo la spalla dritta, poi riportatelo su. Ripetete lo stesso esercizio con l'altro braccio.
  3. Esercizio. Dando le spalle a una sedia o a un tavolino basso, posizionatevi a gambe unite con i piedi a circa un metro, appoggiate all'indietro le mani al bordo della sedia o del tavolino piegando e stendendo di seguito le braccia mentre il resto del corpo resta ben saldo, con gli addominali tesi.
  4. Esercizio. Classiche flessioni su un tappetino da ginnastica: punte dei piedi a terra, con gambe, addominali e schiena ben tesi, flettendo le braccia fin quasi a toccare terra con il busto.
  5. Esercizio. In bagno, appoggiatevi con le braccia tese al lavandino e allungate le gambe all'indietro, in modo da formare un asse ben dritto con il corpo. Piegate le braccia inspirando e avvicinate il petto al lavandino il più possibile, tornando poi nella posizione iniziale. Questo esercizio va alternato idealmente con il precedente (flessioni).
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